Il pensiero non potrà mai avere un valore che vada al di là di ciò che ha costruito, della fisica, dell’architettura, della matematica; queste cose sono a dir poco fantastiche e sicuramente necessarie, ma niente hanno a che fare con la vera essenza dell’uomo e del mondo di cui fa parte. Vita, è qualcosa di totalmente estraneo al pensiero, esso può solamente cercare di descriverne una parte insignificante, che non può in nessun modo portare allo sviluppo dell’individuo. Si può anche dar via a mille rivoluzioni, inventare mille nuove istituzioni, ma l’uomo rimarrà inesorabilmente lo stesso, il pensiero sarà il solo a cambiare, le idee possono mutare per una qualche causa, nuove forme di controllo sostituiranno le vecchie, ma la vera evoluzione nel cuore della persona risulterà immutata. La verità va oltre l’ideologia,
e il pensiero non vi si potrà mai inoltrare.
Perché esso ha quindi raggiunto un così grande valore? Perché cerchiamo altrove un infinito che già risiede nei nostri cuori? Perché tutta questa paura negli occhi della gente, che in vano costruiscono nel tempo una labile sicurezza, che non fa altro che oscurare la loro creatività? Al di là del pensiero vi è il vuoto, ed il vuoto è la più grande paura abbiamo; la paura della morte, dell’abbandono sono solo conseguenze del timore del vuoto, timore di non esistere oltre l’accumulo di ricordi che legano le nostre esperienze. Il vuoto è spaventoso, nel vuoto non vi è un “io” che giudica, che censura, che sceglie; tutto quello che faticosamente abbiamo creato, e con cui ci identifichiamo non ha più il minimo valore, il “noi” perde tutta la sua importanza.
In ogni modo cerchiamo di sfuggire alla realtà che c’è dietro alle nostre illusioni e affidandoci ad un sistema sociale basato unicamente sul consumo, e sulla competizione, possiamo facilmente credere di riempire questo vuoto con il possesso di cose, con la fama ed il successo. Persino l’amore che diciamo di provare per un'altra persona, si rivela spesso essere non altro che bisogno di possedere, di controllare, di evadere dalla solitudine, di identificarsi magari con chi reputiamo migliore di noi; e questo non può che degenerare in gelosia, dipendenza e adulazione, che niente hanno a che fare con l’amore. Il pensiero ci permette di allontanarci dall’evidenza del nostro timore, ci permette di separarci dalla consapevolezza di ciò che è, ma più ci illudiamo di allontanarcene, più la sofferenza e la paura dilaga nel nostro profondo. Possiamo anche sotterrarla in un mare fatto di distrazione, di fama e giustificazioni, ma essa rimarrà sempre, a volte più evidente, a volte più nascosta, e fino a quando non avremo il coraggio di vedere che le nostre più profonde convinzioni non sono altro che il frutto del condizionamento della società, che il pensiero, la parola, il concetto non sarà mai la verità, fino a quando non avremo il coraggio di vedere che il nostro “io” non è che una finta forma di evasione al timore di non avere il controllo di ciò che è, la paura di vivere oscurerà tutta la bellezza e l’amore di cui è fatto il creato. Perché solo nel vuoto, nel silenzio della mente, nella totale distruzione di quello che è stato e di tutte le nostre autorità,
possiamo davvero vivere la bellezza; essere la bellezza nella sua totalità. Solo nella morte del pensiero data dalla sua stessa comprensione, ci può essere amore, ci può essere vita al di là di qualsiasi frontiera.