lunedì 31 gennaio 2011

paura di non essere

Il pensiero non potrà mai avere un valore che vada al di là di ciò che ha costruito, della fisica, dell’architettura, della matematica; queste cose sono a dir poco fantastiche e sicuramente necessarie, ma niente hanno a che fare con la vera essenza dell’uomo e del mondo di cui fa parte. Vita, è qualcosa di totalmente estraneo al pensiero, esso può solamente cercare di descriverne una parte insignificante, che non può in nessun modo portare allo sviluppo dell’individuo. Si può anche dar via a mille rivoluzioni, inventare mille nuove istituzioni, ma l’uomo rimarrà inesorabilmente lo stesso, il pensiero sarà il solo a cambiare, le idee possono mutare per una qualche causa, nuove forme di controllo sostituiranno le vecchie, ma la vera evoluzione nel cuore della persona risulterà immutata. La verità va oltre l’ideologia, 
e il pensiero non vi si potrà mai inoltrare.
Perché esso ha quindi raggiunto un così grande valore? Perché cerchiamo altrove un infinito che già risiede nei nostri cuori? Perché tutta questa paura negli occhi della gente, che in vano costruiscono nel tempo una labile sicurezza, che non fa altro che oscurare la loro creatività? Al di là del pensiero vi è il vuoto, ed il vuoto è la più grande paura abbiamo; la paura della morte, dell’abbandono sono solo conseguenze del timore del vuoto, timore di non esistere oltre l’accumulo di ricordi che legano le nostre esperienze. Il vuoto è spaventoso, nel vuoto non vi è un “io” che giudica, che censura, che sceglie; tutto quello che faticosamente abbiamo creato, e con cui ci identifichiamo non ha più il minimo valore, il “noi” perde tutta la sua importanza.
In ogni modo cerchiamo di sfuggire alla realtà che c’è dietro alle nostre illusioni e affidandoci ad un sistema sociale basato unicamente sul consumo, e sulla competizione, possiamo facilmente credere di riempire questo vuoto con il possesso di cose, con la fama ed il successo. Persino l’amore che diciamo di provare per un'altra persona, si rivela spesso essere non altro che bisogno di possedere, di controllare, di evadere dalla solitudine, di identificarsi magari con chi reputiamo migliore di noi; e questo non può che degenerare in gelosia, dipendenza e adulazione, che niente hanno a che fare con l’amore. Il pensiero ci permette di allontanarci dall’evidenza del nostro timore, ci permette di separarci dalla consapevolezza di ciò che è, ma più ci illudiamo di allontanarcene, più la sofferenza e la paura dilaga nel nostro profondo. Possiamo anche sotterrarla in un mare fatto di distrazione, di fama e giustificazioni, ma essa rimarrà sempre, a volte più evidente, a volte più nascosta, e fino a quando non avremo il coraggio di vedere che le nostre più profonde convinzioni non sono altro che il frutto del condizionamento della società, che il pensiero, la parola, il concetto non sarà mai la verità, fino a quando non avremo il coraggio di vedere che il nostro “io” non è che una finta forma di evasione al timore di non avere il controllo di ciò che è, la paura di vivere oscurerà tutta la bellezza e l’amore di cui è fatto il creato. Perché solo nel vuoto, nel silenzio della mente, nella totale distruzione di quello che è stato e di tutte le nostre autorità,
possiamo davvero vivere la bellezza; essere la bellezza nella sua totalità. Solo nella morte del pensiero data dalla sua stessa comprensione, ci può essere amore, ci può essere vita al di là di qualsiasi frontiera.

venerdì 28 gennaio 2011

essere umano, libera passione

Tutto ciò, che di vero è nell’uomo, va totalmente al di là della sua comprensione, nessuna verità potrà mai essere idealizzata, 
o istituzionalizzata senza trasformarla in merce insignificante.
Il tempo nega l’essenza, ed è ahimè nel tempo, che l’uomo vive. Oltre la continuità egli non ha niente; ma solo oltre la continuità, può essere tutto. Il fiume della bellezza non ha inizio, ne ha fine; esso scorre immobile senza scopo, 
e fluisce nell’animo di chi umile, ascolta.
Solo nell’ascolto, il caos può divenire perfezione, 
e la perfezione, caos.
Nell’ascolto al di là della scelta, l’opposto si fonde a se stesso, e scompare la forma. Grande è pero lo sforzo della mente, per rimanere nel conosciuto, perché solo al passato essa può appartenere; navigare le acque dell’ignoto significa per lei morire, morire insieme alle sue ideologie e riflessioni, che nulla possono comprendere, se non ciò che già è morto. Il vuoto è la verità,
il vuoto la bellezza, e nel vuoto, nulla esiste.

Essere umano, conquistatore dell’inutile,
detentore di un finto controllo che ti ha ridotto in schiavitù, fermati a guardare quanto semplice è la danza della vita; abbandona per un attimo l’autorità del passato e vivi ciò che va oltre te. Al di là della paura, non una frontiera ti può fermare; al di là della paura la passione ti guiderà, la passione ti permetterà di bere, di mangiare, di essere. Passione ti fluirà nelle vene, e niente e nessuno potrà mai spegnere il fuoco che hai dentro,
perché senza difese sei infinita forza, 
senza difese, sei infinito amore.

Il tuo cuore è libero, abbi il coraggio di seguirlo. (braveheart)






giovedì 27 gennaio 2011

disegni


repressa sessualità

Libertà specchiata
in pupille dilatate
bramose di passione.

Libertà repressa,
condannata e muta.

Falsa quiete
bagnata dal dolore.

Sbarre invisibili
cancellate dalla morte
o spezzate dalla ribellione.

Tabù infranti.

Ode al vento
che libero vaga.

la danza della vita

O esseri,
che calpestate questa terra,
cerco fra voi
malviventi, accusatori
e politici bugiardi.
Mi sono destato da un lungo sonno
e ho scoperto che il vero nemico
è dentro di me,
si annida nei miei pensieri,
nelle mie azioni.
Ora che so, amo.
Amo voi, esseri che ballate con me
la danza della vita.

banale normalità

Ciò che è normale non può giustificare le nostre azioni, l’uomo, la sua mente è l’artefice della normalità. La malata società in cui viviamo non è un ente a sé, essa non è universale, assoluta, essa è noi, il nostro riflesso, rappresenta con le guerre il caos che abbiamo dentro; essa è malata, perchè noi lo siamo a nostra volta. Come si può supporre che due nazioni, o persino il mondo intero viva sereno e in pace, se è sufficiente un unico, solo individuo perché ci sia conflitto? Come si può pensare di giungere all’armonia tramite le guerre, tramite l’assassinio di chi si ribella alla nostra falsa autorità? Come si può credere di vivere in una libera società, se il prezzo di questa “libertà” sta nello sradicare persone che non accettano di vivere in un mondo basato interamente sull’economia, violenza, e competizione? Nulla in questo mondo è assoluto, quando riusciremo a ribellarci a questa finta realtà fatta di belle automobili e successo senza valore, quando riusciremo a dubitare, a disobbedire di chi ci tiene in questa prigione bella e profumata, di chi sostituisce la libertà con la scelta, di chi mosso da un sentimento perverso di patriottismo difende tutta questa banalità, quando troveremo il coraggio di dubitare delle nostre più profonde convinzioni che determinano la nostra “ragione”, la più salda delle catene che abbiamo, allora le cose potranno davvero cambiare, nasceranno persone vere, autentiche, che come un fuoco devasteranno l’illusione del progresso; allora Dio dividerà le acque per coloro che si sono ribellati alla paura e un nuovo mondo fatto di amore e passione splenderà nell’individuo. Pace, non è un utopia, ne lo è la compassione fra popoli; utopia è per me la guerra, l’arsenale di migliaia di bombe atomiche, il traffico di organi, di bambini, una vita basata sull’economia è utopia; e noi che abbiamo la possibilità di agire, abbiamo la responsabilità di agire. Se cambi te stesso, cambierai il mondo.

mercoledì 26 gennaio 2011

la bellezza


Frutto di un albero mai nato e mai morto;
è un germoglio di un seme senza tempo.
L’eternità, racchiusa in un solo attimo,
ogni attimo.
Può essere vista, ma non può essere ricordata;
può essere vissuta, ma non compresa.
È il coro di una singola anima
che senza frontiere, vola libera al di là della scelta,
difesa dalla sua nudità,
nella forza della comprensione oltre la conoscenza.
Dietro il muro dell’opinione, lei ti attende.
Oltre la maschera del pensiero, si unirà a te.

La ricerca deve finire, morire,
perché il velo che hai in viso ti permetta di vedere.
Conosci te stesso
per quanto dolore esso comporti,
per quanto ti laceri i tuoi più profondi legami,
ti porterà alla verità.
Verità priva di controllo e sicurezza;
immenso fuoco che brucia tutto ciò che sei.
Nella morte di te, vi nascerà la vita.
Non potrai più amare,
perché tu sei l’amore;
energia senza centro che danza leggera
nel movimento infinito di questo unico piccolo attimo.
Scorgi la perfezione nel caos
e sarai libero.

la ricerca dell'illusione

Uomo, dici sempre di essere alla ricerca della verità, ma è davvero questa che vuoi, o forse ciò che desideri è solo un altro modello, un altro schema che puoi controllare in cui l’idea prevalga la realtà? La ricerca potrà mai essere un azione nata dalla maturità interiore, o è il solo logico risultato di un desiderio di migliorare ciò che è, di reprimere ciò che non ci piace per essere in accordo con quello che ci è stato detto essere giusto? Le varie religioni, i vari guru e maestri spirituali non fanno altro che diffondere, e spesso imporre, la loro interpretazione della realtà, ma l’interpretazione, il concetto, non è la verità; la parola non può mai essere la cosa. Sei ormai diventato schiavo della parola, dell’idea, vedi il mondo ed interagisci con esso attraverso il filtro dell’opinione, attraverso il concetto del bene e male che ti è stato inculcato dalla società per tenerti in prigione e farti sentire libero. Qualsiasi azione, qualsiasi pensiero ed emozione sono quindi solamente una reazione, e la reazione è priva di qualsiasi valore in quanto conseguenza di un condizionamento fatto di illusioni, di interpretazioni. Verità è ciò che vuoi? O sei mosso dal solo desiderio della fine del dolore? Dolore profondo che ti caratterizza l’esistenza, causato da un ignota causa identificata con il mito del peccato originale, ma a te comunque lontana ed incomprensibile. Non vedi che il dolore, non può che nascere dalla continua suddivisione dell’esperienza, del pensiero, dell’azione in giusta e sbagliata, buona e cattiva? Il dolore di per sé non esiste, è la mente schiava dell’autorità del passato e del condizionamento a crearlo. Sei l’unico vero artefice della tua sofferenza, non vi è nemico alcuno sul quale scaricare la responsabilità. Ti affidi ad ogni modo a tecniche, preghiere, riti, credenze che in qualche modo possano distoglierti dalla consapevolezza di ciò che è, dalla consapevolezza del caos e dell’immensa sofferenza in cui vivi. Potrà quindi davvero portare all’armonia, alla fine del conflitto, l’invenzione di un nuovo modello in cui identificarti, in cui, con la testa sotto la sabbia, sentirti al sicuro? Continuare a cambiare cella non farà mai il carcerato libero. La sicurezza e l’apparente assenza di lotta interiore data dall’inconsapevolezza, dall’ignoranza di ciò che si è, non ha niente a che fare con la vera armonia, con il silenzio nato dalla totale fine del conflitto. Esso non può in nessun modo nascere dalla ricerca, dalla tecnica, dalla volontà, per quanto grande essa sia. Nulla può portare a vedere la bellezza, la verità, perché essa risiede umile intorno a te, dentro di te, e non è con la grandezza che la scorgerai, non con il rito ne con la conoscenza. Essa non ha niente a che fare con l’interpretazione, con la scelta, con l’individuo inesorabilmente diviso dal tutto, e non è quindi nel pensiero, o in una qualsiasi modifica all’individuo che la potrai scorgere. Non esiste modo alcuno per abbassare i veli che ti impediscono di vedere, se non comprendi i veli stessi. Il dubbio è il più grande maestro che possiedi, esso accende il fuoco della consapevolezza che si porta via tutto ciò che possiedi, ed è solo nella totale assenza di te che puoi davvero vedere, è nella totale assenza di te che l’energia perde le catene che la vincolano ad un centro e può volare libera in un movimento infinito. Un uomo è, quando non ha niente, non già la scelta, non il passato, non il futuro; un uomo è, quando non è.
Ma non è di un concetto che sto parlando, non di una lontana idea sull’iperuranio; questa è la vita, la più semplice, umile vita quotidiana, che da molto tempo hai  dimenticato.