Ciò che è normale non può giustificare le nostre azioni, l’uomo, la sua mente è l’artefice della normalità. La malata società in cui viviamo non è un ente a sé, essa non è universale, assoluta, essa è noi, il nostro riflesso, rappresenta con le guerre il caos che abbiamo dentro; essa è malata, perchè noi lo siamo a nostra volta. Come si può supporre che due nazioni, o persino il mondo intero viva sereno e in pace, se è sufficiente un unico, solo individuo perché ci sia conflitto? Come si può pensare di giungere all’armonia tramite le guerre, tramite l’assassinio di chi si ribella alla nostra falsa autorità? Come si può credere di vivere in una libera società, se il prezzo di questa “libertà” sta nello sradicare persone che non accettano di vivere in un mondo basato interamente sull’economia, violenza, e competizione? Nulla in questo mondo è assoluto, quando riusciremo a ribellarci a questa finta realtà fatta di belle automobili e successo senza valore, quando riusciremo a dubitare, a disobbedire di chi ci tiene in questa prigione bella e profumata, di chi sostituisce la libertà con la scelta, di chi mosso da un sentimento perverso di patriottismo difende tutta questa banalità, quando troveremo il coraggio di dubitare delle nostre più profonde convinzioni che determinano la nostra “ragione”, la più salda delle catene che abbiamo, allora le cose potranno davvero cambiare, nasceranno persone vere, autentiche, che come un fuoco devasteranno l’illusione del progresso; allora Dio dividerà le acque per coloro che si sono ribellati alla paura e un nuovo mondo fatto di amore e passione splenderà nell’individuo. Pace, non è un utopia, ne lo è la compassione fra popoli; utopia è per me la guerra, l’arsenale di migliaia di bombe atomiche, il traffico di organi, di bambini, una vita basata sull’economia è utopia; e noi che abbiamo la possibilità di agire, abbiamo la responsabilità di agire. Se cambi te stesso, cambierai il mondo.
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