mercoledì 26 gennaio 2011

la ricerca dell'illusione

Uomo, dici sempre di essere alla ricerca della verità, ma è davvero questa che vuoi, o forse ciò che desideri è solo un altro modello, un altro schema che puoi controllare in cui l’idea prevalga la realtà? La ricerca potrà mai essere un azione nata dalla maturità interiore, o è il solo logico risultato di un desiderio di migliorare ciò che è, di reprimere ciò che non ci piace per essere in accordo con quello che ci è stato detto essere giusto? Le varie religioni, i vari guru e maestri spirituali non fanno altro che diffondere, e spesso imporre, la loro interpretazione della realtà, ma l’interpretazione, il concetto, non è la verità; la parola non può mai essere la cosa. Sei ormai diventato schiavo della parola, dell’idea, vedi il mondo ed interagisci con esso attraverso il filtro dell’opinione, attraverso il concetto del bene e male che ti è stato inculcato dalla società per tenerti in prigione e farti sentire libero. Qualsiasi azione, qualsiasi pensiero ed emozione sono quindi solamente una reazione, e la reazione è priva di qualsiasi valore in quanto conseguenza di un condizionamento fatto di illusioni, di interpretazioni. Verità è ciò che vuoi? O sei mosso dal solo desiderio della fine del dolore? Dolore profondo che ti caratterizza l’esistenza, causato da un ignota causa identificata con il mito del peccato originale, ma a te comunque lontana ed incomprensibile. Non vedi che il dolore, non può che nascere dalla continua suddivisione dell’esperienza, del pensiero, dell’azione in giusta e sbagliata, buona e cattiva? Il dolore di per sé non esiste, è la mente schiava dell’autorità del passato e del condizionamento a crearlo. Sei l’unico vero artefice della tua sofferenza, non vi è nemico alcuno sul quale scaricare la responsabilità. Ti affidi ad ogni modo a tecniche, preghiere, riti, credenze che in qualche modo possano distoglierti dalla consapevolezza di ciò che è, dalla consapevolezza del caos e dell’immensa sofferenza in cui vivi. Potrà quindi davvero portare all’armonia, alla fine del conflitto, l’invenzione di un nuovo modello in cui identificarti, in cui, con la testa sotto la sabbia, sentirti al sicuro? Continuare a cambiare cella non farà mai il carcerato libero. La sicurezza e l’apparente assenza di lotta interiore data dall’inconsapevolezza, dall’ignoranza di ciò che si è, non ha niente a che fare con la vera armonia, con il silenzio nato dalla totale fine del conflitto. Esso non può in nessun modo nascere dalla ricerca, dalla tecnica, dalla volontà, per quanto grande essa sia. Nulla può portare a vedere la bellezza, la verità, perché essa risiede umile intorno a te, dentro di te, e non è con la grandezza che la scorgerai, non con il rito ne con la conoscenza. Essa non ha niente a che fare con l’interpretazione, con la scelta, con l’individuo inesorabilmente diviso dal tutto, e non è quindi nel pensiero, o in una qualsiasi modifica all’individuo che la potrai scorgere. Non esiste modo alcuno per abbassare i veli che ti impediscono di vedere, se non comprendi i veli stessi. Il dubbio è il più grande maestro che possiedi, esso accende il fuoco della consapevolezza che si porta via tutto ciò che possiedi, ed è solo nella totale assenza di te che puoi davvero vedere, è nella totale assenza di te che l’energia perde le catene che la vincolano ad un centro e può volare libera in un movimento infinito. Un uomo è, quando non ha niente, non già la scelta, non il passato, non il futuro; un uomo è, quando non è.
Ma non è di un concetto che sto parlando, non di una lontana idea sull’iperuranio; questa è la vita, la più semplice, umile vita quotidiana, che da molto tempo hai  dimenticato.

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