lunedì 7 febbraio 2011

beata ignoranza

Vi sono persone che devono pregare tutte le mattine e seguire determinati riti altrimenti si sentono perse, altre seguono le manie di un qualche maestro che dice di essere il detentore della verità perché se non lo fanno vivranno le tenebre della menzogna; ci sono quelli che disperano senza la loro amata e delirano nella solitudine, altri immersi nel lavoro sostengono che quella è la gioia della loro vita e senza di essa non hanno più ragione di essere.
L’uomo ha bisogno della sicurezza, sicurezza economica, sicurezza nei rapporti, negli amori, vogliamo solo cose durature su cui possiamo contare nel tempo, senza la continua ed assillante responsabilità del cambiamento; l’abitudine ci da il conforto di prevedere i risultati delle nostre azioni più volte ripetute e che non possono che svilupparsi come hanno sempre fatto nel passato. Nell’abitudine vi è la sicurezza di cui abbiamo bisogno, sia a livello dell’agire sia a livello di pensiero, di credenza; quello che ieri ci ha dato piacere, ci ha fatto essere apprezzati, lo riproduciamo anche domani, così da poter perpetuare la nostra esistenza all’infinito, e grazie a tutte le nostre autorità fisiche e mentali che ci siamo creati, non dobbiamo più essere responsabili della nostra vita, che si sviluppa senza il rischio di smarrirsi nella selva oscura dell’assenza di controllo. Ma questo non ci rende felici appieno, siamo ancora esseri soli nell’universo senza alcuno scopo; ci affidiamo allora alle religioni, alla creazione di un eterno incorruttibile ed immutabile chiamato con diversi nomi, che ci guida nella giusta via, che ci da una ragion d’essere, uno scopo, e seguendo diversi riti datici dalla chiesa e dai maestri, possiamo vivere felici nella nostra bambagia, nella nostra sicurezza, dipendenti da qualsiasi cosa ci dia soddisfazione e scopo. Ma che cos’è la nostra vita? Non posso credere che si sia ridotta a questo. Esiste davvero la sicurezza? Forse si, almeno per un po’ di tempo, ma non vi sarà mai nulla di vero in noi, non vi è nulla che ha valore in una vita costruita, progettata per stare stabile e  sicura nell’ignoranza. Dubitare di noi stessi è una cosa difficilissima, nulla ci spaventa così tanto come il crollo delle nostre convinzioni, il crollo di tutto quello che siamo stati; niente è più spaventoso del comprendere le nostre illusioni che ci hanno guidato fino a qui nel “benessere” e nell’ignoranza. La consapevolezza del caos è qualcosa di terribile, essa ci porta via tutto, tutti gli schemi, le credenze, nulla di quello che era “noi” rimane. Al di là della comprensione vi è distruzione, morte del controllo e della sicurezza, morte del male, morte del bene. Ma nella distruzione di tutto quello che abbiamo, solo lì, potrà nascere amore, potrà nascere il sapere al di là della conoscenza,
solo lì, l’uomo potrà davvero essere libero.

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