Esiste davvero la perfezione? Esiste un valore assoluto di bene e male? O l’assoluto è solamente un’idea costruita sulle nostre credenze, che inesorabilmente entrerà in conflitto con quella altrui? Sicuramente esistono infinite interpretazioni del giusto modello di vita da seguire, ma ce ne potrà mai essere uno innegabilmente vero? E se la giusta opinione, la giusta idea sulla quale basare le nostre azioni non esistesse affatto, e la verità che creiamo non avesse valore alcuno oltre a quello che le atribuiamo? Da cosa derivano le nostre opinioni? Perché la maggioranza degli americani ha opinioni totalmente diverse da quelle della maggioranza dei cambogiani? Dal giorno in cui nasciamo, ci viene insegnato a “vivere”, ci viene trasmessa la moralità dalle persone morali, e l’immoralità da quelle immorali. Abbiamo a disposizione mille diversi modelli che scegliamo basandoci sulle esperienze personali che più vi si addicono, ma non avremo mai l’occasione di sperimentare qualcosa di “nostro”, qualcosa che vada oltre alla conoscenza dataci dagli altri riguardo al come ragionare, al come vedere. Sebbene la società dia così tanta importanza all’individualità e all’unicità della persona, essa sarà sempre il frutto delle credenze altrui, che hanno creato l’attuale modo di vivere dell’essere umano. Certo abbiamo la possibilità di dissentire, nulla ci viene imposto, ma grazie a questo processo noi siamo, come coloro che dicono di offrirci la facoltà di scegliere, e come potremo vedere la corruzione della società se noi ne siamo i massimi ambasciatori?
È la nostra ragione ad essere corrotta, è la nostra ragione che basa il suo agire sulla violenza e sulla competizione, e nessuno potrà mai dubitare di una ragione che ritiene innegabilmente “sua”. La guerra si sviluppa tra popoli, perché la mente, la ragione dell’individuo stesso è piena di violenza, di repressione ai danni della coscienza, finalizzata al seguire il giusto modello, la giusta opinione.
Cos’è dunque l’opinione, che profondamente crediamo “nostra”, se non la logica conseguenza di quello che ci viene consciamente ed inconsciamente insegnato?
Credo che la moralità non potrà mai portare ad una vita di valore, come non può l’immoralità, nessun modello costruito nel tempo può avere la minima importanza al di là del riconoscimento di essere un buon cittadino secondo i parametri di chi ci ha plasmati. Dove è finito l’entusiasmo di essere vivi? Siamo così impegnati a distinguere il bene dal male che la vita ci sta sfuggendo davanti agli occhi. Se possono esistere infiniti modelli di “bene”, significa che nessuno è assoluto, innegabile,
perché il nostro giudizio deriva dal condizionamento, ed il mio giudizio, sarà diverso dal tuo, la mia perfezione, sarà differente dalla tua. Qual è dunque la vera essenza dell’essere umano? Cosa c’è oltre il modello, oltre l’immagine di noi nel tempo?
Cosa c’è al di là del “noi”?
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